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LA DIFFERENZA FRA CREARE UN’IMPRESA E GESTIRLA

Abbiamo letto due volumi dell’iniziativa editoriale congiunta de L’ECONOMIA del Corriere della Sera, con Università Bocconi Editore:la collana “Il management”. I due volumi sono ”Gestire un’impresa” e “Fare impresa”. Il secondo porta un titolo che coincide con il nome del nostro modulo formativo per aspiranti imprenditori che partecipano ai Ryla. Quella che segue, più che una sua recensione, è una riflessione sulla differenza fra i contenuti dei due volumi, che ci è sembrata importante ai fini della nostra attività formativa a favore dei giovani. Il volume “Gestire un’impresa” è una specie di manuale di management con ciascun capitolo dedicato alle diverse discipline professionali ed ai rispettivi settori aziendali che compongono l’impresa. Troviamo, all’inizio del libro, la seguente formulazione del ruolo del management: “Si preoccupa dunque di far funzionare l’impresa in modo coordinato e finalizzato. Ciò avviene quando definisce la strategia e l’organizzazione che consentono di indirizzare e coordinare la gestione d’impresa. Così, dopo aver formulato la strategia aziendale, le attività di gestione si realizzano tramite la gestione strategica – cioè i processi cruciali per la sopravvivenza e la crescita dell’impresa – e la gestione operativa , ossia l’attuazione dei processi operativi che vanno dalla produzione alla finanza , al marketing e alle vendite. Nell’impresa di successo le attività strategiche e operative sono due facce dello stesso processo che vede coinvolto tutto il management a qualsiasi livello , portatore di proprie competenze e responsabilità.” Aggiungiamo noi: un processo che riesce a tenere in equilibrio il cash flow quotidiano con le ambizioni per il futuro dell’impresa.
L’argomento di Fare Impresa è un altro, così definito nella prefazione di Giuseppe Soda: “ Il volume di Saviozzi affronta il tema della creazione d’impresa ponendo al centro della narrazione il processo imprenditoriale , ossia l’insieme delle attività che permettono di trasformare un’intuizione, un’idea originale e innovativa in un’impresa di successo.” Riguarda quindi proprio la materia del nostro servizio ai giovani aspiranti imprenditori.
Solo uno degli 8 capitoli di “Fare Impresa” è dedicato alla gestione e s’intitola “Gestione Imprenditoriale”, il cui contenuto trova poco riscontro nell’altro volume di cui sopra. Vi è un capitolo intitolato “ Gli Imprenditori”; uno “Identificare le opportunità”. Due capitoli che ci riportano alla tesi di Coopersmith e di Kawasaky, secondo i quali i tre ingredienti che generano l’imprenditore sono la sua competenza specifiche nel mestiere del suo business, la passione , identificata da Saviozzi in fattori psicologici e comportamentali che lo predispongono a partire dall’esperienza dell’infanzia e dall’influenza delle successive vicende personali, e l’identificazione dell’opportunità di innovare un determinato aspetto della produzione e del consumo nella società ( il plasmare creativo secondo Schumpeter ).
Merita sottolineare come il testo di Saviozzi dedica solo 33 pagine alla progettazione dell’impresa e molte di più alle attività attraverso le quali si fa incontrare il progetto d’impresa con la realtà del mercato. Cioè la validazione del prototipo ( Minimum Viable Product ) e la sperimentazione sul campo, su un mercato ristretto, dell’esistenza di un processo di vendita; e la valutazione della sostenibilità economico finanziaria del business eventualmente reiterando le attività progettuali con ridefinite ipotesi di partenza.
Ci è sembrato dunque che Fare Impresa sia un testo utile per i nostri tutor e che i suoi contenuti possano fornirci spunti validi per l’obiettivo del miglioramento continuo della qualità del nostro servizio.
LA REDAZIONE